Estinzione e Salvaguardia
Written by enz on 6 marzo 2009 – 04:41 -Nonostante gli sforzi di enti e associazioni l’ estinzione di alcuni uccelli e’ ormai una triste realta’ TITOLO: Il Belpaese senza rapaci L’ aquila di mare, l’ avvoltoio monaco e il falco pescatore sono scomparsi A Roma un corso insegna a riconoscere e difendere le specie in difficolta’ - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - MILANO . Lassu’ dove volavano le aquile, forse, non volera’ piu’ nessuno. Le grida di allarme lanciate per anni dalle associazioni e dagli enti schierati a difesa delle specie di rapaci a rischio nel nostro Paese, pare non siano servite a nulla. L’ aquila di mare, l’ avvoltoio monaco e il falco pescatore devono essere considerate specie ormai estinte in Italia. Questi ed altri elementi sono emersi in occasione del corso “A scuola dai rapaci per conoscerli e difenderli”, inaugurato a Roma la scorsa settimana e organizzato dal Cipr (Comitato italiano per la protezione dei rapaci). Come ci dice il presidente del Cipr, Stefano Allavena, il corso, che prevede un ciclo di sei incontri, si pone l’ obbiettivo di sensibilizzare e avvicinare la gente al problema della conservazione dei rapaci in Italia. A conclusione del corso verranno organizzate una serie di escursioni, durante le quali sara’ possibile osservare alcune specie che ancora nidificano nelle vicinanze di Roma. Con l’ aquila di mare, l’ avvoltoio monaco e il falco pescatore, scompaiono pressoche’ definitivamente alcune delle specie piu’ affascinanti e delicate di rapaci. Purtroppo l’ Italia non e’ stata in grado di ripetere operazioni di recupero e salvaguardia attuate in altri Paesi. Non piu’ tardi di sei anni fa, piu’ esattamente il 2 novembre 1987, durante una conferenza organizzata a Milano dalla Lipu (Lega italiana protezione uccelli) Jesus Garzon, il direttore del parco naturale spagnolo di Monfrague, in Estremadura, diede con tono commosso la notizia che l’ avvoltoio monaco era da considerare una specie fuori pericolo. Garzon si era battuto strenuamente per salvare un’ area di grandissima importanza naturalistica da alcuni terribili progetti di coltivazioni di eucalipti, e li’ aveva reintrodotto il grande, scuro e solitario, avvoltoio monaco, anche detto avvoltoio nero. Alcuni anni prima il paziente e meticoloso lavoro di un ornitologo britannico, Mike Everett . membro della Royal Society for the Protection of Birds . riusci’ nel miracolo di rendere possibile il ritorno in Scozia dell’ aquila di mare. Questo splendido uccello, uno dei pochissimi rapaci a loro agio nell’ habitat acquatico, piu’ pescatore che cacciatore, era praticamente scomparso dalla Gran Bretagna con l’ estinzione dell’ ultima coppia nelle isole Ebridi, nel 1916. Everett prelevo’ alcune aquile dalla Norvegia, le porto’ in Scozia e si impegno’ in una difficile operazione di acclimatamento. Due anni dopo, nel 1985, si ebbe la prima schiusa, e la nascita di un bellissimo aquilotto. In Italia, come detto, tutto questo non e’ stato possibile. Rispetto ad altri Paesi c’ e’ una distanza, soprattutto culturale, da colmare al piu’ presto. A risultati incoraggianti hanno portato gli sforzi di enti come la Lipu, che in Sardegna e’ riuscita nell’ impresa di salvare il grifone. Fra l’ 88 e l’ 89, infatti, . ci dice Ugo Faralli, responsabile oasi e centri . vista la riduzione a circa venti unita’ del grifone, venne attuata una operazione di “restocking”, ovvero di rimpinguo della popolazione esistente attraverso l’ introduzione in due fasi di 70 esemplari, alcuni dei quali donati dal parco naturale spagnolo di Monfrague. Fra le diverse attivita’ della Lipu oltre a una campagna in difesa del capovaccaio, del nibbio reale e dell’ aquila di Bonelli, quest’ anno verranno organizzate una decina di “liberazioni di rapaci”, di cui la prima sara’ al parco Sempione di Milano, domenica 28 marzo, alle ore 11. Antonio Troiano ————————- PUBBLICATO —————————— TITOLO: Utili e necessari, impariamo ad amarli IL COMMENTO - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - Esiste una tradizione nuova che i rapaci li vuole liberi e rispettati. Sara’ forse la dominante in un futuro anche vicino, ma oggi deve fare i conti con atteggiamenti contrastanti. Molte sono le specie in crisi, molti gli individui feriti, malati d’ inquinamento, illegalmente tenuti prigionieri. Ancora e’ vivo un intreccio di culture che di volta in volta il falco e l’ aquila li considera nemici, o ausiliari, o invece semplicemente “altri” da rispettare. Penso al contadino che si vedeva rubare dalla poiana i pulcini. Come fare a giudicarlo male se pigliava lo schioppo e le sparava? Sara’ stata un’ ottica semplicistica, ma che senso avrebbe avuto raccontargli che quella poiana tra un pulcino e l’ altro distruggeva anche un’ immensa quantita’ di roditori. Eppure anche da quell’ atteggiamento si e’ consolidata la “cultura del nocivo”. C’ e’ poi un’ altra tradizione che ancora permane: la falconeria. L’ uomo presto intui’ che certi animali potevano essere asserviti, certi loro comportamenti convogliati a suo vantaggio. La falconeria nacque come un mezzo per procurarsi selvaggina, poi quell’ arte divenne privilegio di pochi, perdendo nel contempo il primitivo utilitaristico significato. Ebbene, ancora oggi tutto cio’ sopravvive: ancora esiste chi vede nel rapace un competitore e chi invece si diletta d’ ammirare, nel fulmineo pupillo che per lui caccia, l’ ineguagliabile precisione con cui si getta sulla preda. La cultura nuovissima, comunque, e’ quella ecologica, che percepisce d’ ogni essere l’ essenziale ruolo nell’ equilibrio tra i viventi.
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