I rapaci nel passato
Written by enz on 6 marzo 2009 – 04:35 -
L‘arte antichissima di cacciare per mezzo di uccelli rapaci trae la sua origine nell’Asia, e più esattamente in Cina. I primi documenti storici risalgono circa al 3000 a.C., e si riferiscono fondamentalmente ad una caccia da carniere, in cui lo scopo principale era quello di soddisfare bisogni alimentari. In questa caccia si usavano dei falconidi appartenenti al genere “accipiter”, come sparvieri e astori. Caratteristica principale degli accipitridi è il volo molto rapido dovuto alle ali corte e alla coda lunga, che gli permettono una grande agilità e la possibilità di cacciare anche dal basso.
Per questa ragione e per la facilità con cui si lasciano addestrare, in quanto non hanno bisogno di essere cigliati o incappucciati (ambedue pratiche per tranquillizzare gli uccelli rapaci), e soprattutto per la possibilità che si ha di poterli lanciare all’inseguimento di mammiferi come conigli, vennero adoperati largamente sin dall’inizio.
Le loro immagini sono nelle monete greche e nei mosaici romani, il loro mito nelle cacce dei Marajà. Il loro furto veniva punito con leggi emanate da Carlo Magno, obbligando alla restituzione di animali di egual valore
E’ solo in periodo successivo, non sappiamo esattamente quando, che cominciarono ad usarsi i falconi veri e propri; uccelli appartenenti al genere falco come girfalchi, falchi pellegrini, falchi sacri, falchi lanari. Si iniziò nelle steppe dell’Asia centrale e della penisola Arabica, e vennero usati in un primo momento solo come accipitrini facendoli partire dal pugno dei falconieri per andare direttamente sulle prede. Successivamente si cominciò ad usarli nel “tenere a monte”, cioè a rimanere in alto volando ad un centinaio di metri di altezza per poter poi picchiare sulle prede a delle velocità entusiasmanti.
E’ a questo punto che nacque qualcosa di diverso. Non era così semplice cacciare, come si faceva con gli accipitrini, ma bisognava raffinare la tecnica e aumentare le conoscenze. I falconi per poter cacciare hanno bisogno di grandi spazi, le loro azioni risultano molto più complesse, si elaborano traettorie che si estendono su aree vastissime. L’addestramento alla caccia risulta molto più complicato e richiede molto tempo, pazienza e applicazione. E’ necessario l’uso della ciliatura o del cappuccio, ed è indispensabile l’aiuto dei falconieri, strozzieri e aiutanti.
La falconeria conquista le immagini astratte del pensiero, migrando dal concetto di caccia pura a quello di un livello superiore, dove l’uomo sfida se stesso attraverso i falchi nella capacità di controllo della natura: “l’alto volo”.
I rapaci, animali selvatici che in natura rifuggono l’uomo devono invece imparare a lavorare insieme a lui a decine e decine di metri dal terreno, pur rimanendo in contatto col falconiere che invece è lì relegato, facendogli conquistare spazi e velocità insperati, proiettandolo in una dimensione fino ad ora sconosciuta
Vola il falco, ma vola anche il falconiere. L’etica e l’estetica dominano incontrastate in questo nuovo panorama.
Il vecchio concetto della caccia da carniere è superato per lasciar spazio alla falconeria d’Alto Volo, che diventa la forma più nobile e leale di confronto mai esistito, dove il rapporto uomo-natura raggiunge la sua massima espressione ed armonia. La piramide che è del sistema del governo imperiale, nella falconeria viene rispettata con al vertice il falco, e alla base il falconiere, cavalli e cani, ma tutti rientrano nel più grande dove è Dio al vertice. Il grande trattato di Federico II oltre ad essere il più grande trattato di falconeria mai scritto nella storia e in particolare su quella dei falconi d’alto volo, è sicuramente una delle chiavi più valide per interpretare il pensiero federiciano.
In questa veste, l’arte della falconeria è filo conduttore tra passato e futuro, tra Oriente e Occidente. Due mondi contrapposti per idee e contenuti, così lontani e che pure riescono a toccarsi e a fondersi.
Il “castello” di Siracusa voluto fortemente dall’ultimo imperatore del S.R.I., Federico II di Svevia, e detto poi di “Maniace” ne è una delle prove tangibili, simbolo e sintesi di un sistema in equilibrio. Incastonato nella città che forse più di ogni altra rappresenta l’unione di due grandi civiltà, risultante e massima espressione della Magna Grecia, dove lo spirito dell’antico impero alessandrino, l’epopea dei miti, la filosofia aristotelica e l’ingegno pitagorico operano all’unisono creando quell’armonia che si proietta ne futuro. una visione “moderna” propedeutica alle intuizioni e alle conseguenti sperimentazioni federiciane.
Infatti è proprio sul campo, nella vita di ogni giorno, con le opere, con il confronto diretto con la natura che le teorie formulate del pensiero trovano riscontro concreto.
La falconeria come strumento principe attraverso il quale il pensiero di Federico II si esprime, ancora vivo nel ripetersi dei gesti, suoni ed emozioni, che attraverso i secoli continuano a portare il loro messaggio di pace, saggezza e volontà di progredire.
Dà l’opportunità ad una mente elastica di esercitarsi e speculare nella ricerca continua della verità. Così maturano frutti concreti di evoluzioni intellettive, che nella meraviglia della conoscenza traggono l’energia e la forza dell’essere.
Attraverso le pietre di “Maniace”: un unico ambiente, elegantemente e armoniosamente ripartito, emblema di una quadratura che è del pensiero occidentale nella quale si inserisce perfettamente la visione mistica di stampo orientale.
Tale sintesi è paragonabile alla visione della mente umana di Federico, in cui scienza, arte natura e cultura si ripartiscono gli spazi in armonia.
La falconeria come pensiero che esprime un sistema e un linguaggio, in cui il metodo e l’approccio ai vari quesiti diventano la ricerca stessa, proiettando l’uomo verso l’avvenire.
Il “metodo” è ancora oggi valido ed applicabile per la costruzione di un mondo in cui l’Uomo risulta perfettamente integrato nel contesto naturale orientato verso un’armonia a cui non siamo più abituati e dove tecnologia e modernizzazione fanno da sfondo ad una visione più ampia, promuovendo una tolleranza tra popoli e un rispetto di equilibri naturali capaci di diventare essi stessi volano per l futuro.
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